Il Rodica è una vetta di 1966 metri s.l.m. a metà della catena montuosa che separa il lago di Bohinj dalla valle della Bača.
I piani erano di quelli tosti ma il maltempo li ha fatti saltare, facendomi ripiegare il giorno successivo su questa non troppo breve gita su cui non mi dilungherò molto, bastano le foto e il video a spiegare dove sono stato.
In pratica ho parcheggiato nel paesino di Rut, sono salito in vetta e ridisceso: per la prima parte lungo il sentiero della salita, per la seconda metà invece in un bel sentierino nel bosco che scodella praticamente in paese.
La gita sul Monte Nero è diventata ormai un classico per i biker sloveni da quando, dieci anni fa un gruppetto di coraggiosi la provò per la prima volta.
Sarebbe stato bello per me farla tutta ma sarebbe stato pesante farmi tutti i 2100 metri di ascesa in solitaria senza l'ausilio un passaggio in auto per la prima parte.
Ho deciso quindi di provare una versione corta, tralasciando però la luna discesa sulla mulattiera austriaca fino alla valle della Tolminka.
Avevo iniziato a cercare un po' di info sui sentieri lassù sui vari siti specializzati, alla fine però mi sono ritrovato a leggere pagine e pagine di storia sugli eventi di un secolo fa.
Alla fine mi sono reso conto che è vero, come ha già scritto qualcuno, non è un semplice giro in mtb, ma un viaggio nel passato, perchè lassù si respira ancora l'aria di una guerra che fece migliaia di vittime.
Un viandante solitario che ho incrociato mi ha confermato che ancora oggi, lontano dai sentieri frequentati dai turisti, non è raro trovare ossa umane.
Il mio report finisce qui oggi, con una galleria fotografica e un rispettoso silenzio.
Edit: ero partito con la GoPro nello zaino per provare un po' come funzionava... alla fine ho fatto anche un veloce montaggio video:
Non me ne vogliano gli esperti editor ;) magari col tempo imparerò
Era da un po che volevo andare a vedere questo ormai famoso sentiero del Navado, ma ovviamente visto lo scarso dislivello non mi andava di farmi un'ora di autostrada per girare lì come un criceto.
Così come al solito prendo le mappe e guardo cosa c'e' di "alto" lì in giro.
Valle di Preone
Lo spunto per la gita mi salta fuori guardando qua e là in rete. Un bell'anello sulla mulattiera che passa per casera Lovinzola, salendo dalla valle di Preone.
Dopo una prima parte di salita su asfalto dalle pendenze non trascurabili, ci si immette sulla forestale (Cai 807) che sale con pendenza media quasi costante attorno al 15% verso malga Palis e forchia Rizzat. Per fortuna il fondo è quasi sempre in buono stato e si riesce sempre a pedalare bene.
Ultima fatica verso forc. Rizzat
Qui il sentiero diventa più stretto e sale ripido con pochi tornanti e in alcuni punti bisogna procedere a piedi.
Mulattiera panoramica
Al termine della salita però il sentiero diventa molto bello e panoramico e in leggera discesa ci porta fino a casera Lovinzola di Sopra.
Dalla casera ha inizio la discesa sul CAI 806, dapprima un po' tecnica poi più facile lungo dei tornanti molto ripidi nel bosco. Ad un bivio si prende la forestale verso destra e dopo qualche centinaio di metri bisogna prestare attenzione perchè i segnavia utili per imboccare il sentiero 828 non sono molto evidenti. Una volta imboccato però ci si trova su un bel fondo scorrevole e divertente che ci fa arrivare in pochi minuti allo stavolo Chiampomano.
806
Termina così la prima parte del divertimento e si riprende a pedalare in salita per un paio di km lungo la forestale che sale dal lago in direzione Navado.
Raggiungere l'imbocco del "pistino" non è cosa semplice se non si hanno le corrette indicazioni, ci si ritrova in un dedalo di sentieri e stradine che ricorda un pò il carso. Fortunatamente dispongo di una traccia gps che mi guida verso il punto esatto.
Ri-indossate le protezioni ci si trova davanti un bel sentiero, molto ben curato dai locals, che in poco più di un km e 300 metri dfi dislivello porta velocemente ad incrociare la strada asfaltata a circa quota 480. Da qui il "pistino" prosegue verso Chiaulis, mentre io decido che ne ho avuto abbastanza e che la temperatua è sufficentemente elevata: gira sinistra e con calma rientro su asfalto verso Villa Santina.
Salita da Cercivento allo Zoufplan e discesa verso monte Terzo e il vallone sottostante.
Fortuna
vuole che poco dopo la partenza raggiungo un altro biker così chiacchierando del più e del meno ci teniamo compagnia per tutte le tre ore di salita. Meno male, fossi stato da solo stavolta avrei finit per parlare con i sassi!
Bivio per il 155
Giunti al termine della salita sopra i laghetti dello Zoufplan la giornata non è delle migliori: una fredda nebbia ci avvolge e non ci permette di ammirare i panorami.
In vista di malga Tierz
Ci salutiamo, il mio compagno di avventura scende lungo il 154, io invece mi tuffo nel nulla estremo, lungo un 155 avvolto nelle nubi.
Per fortuna più giù la visibilità migliora e mi sparo un bel single track da alto godimento. Ne esce comunque un bel giro, 1400 metri di salita, con a seguire circa un migliaio di metri in discesa su single track.
Per
finire in bellezza, mentre sono alla macchina vedo arrivare due pazzi
dalle bici pesanti... scambio 4 chiacchiere sul giro... e scopro che uno
di loro è proprio il "signor Bicidimont" in persona.
Sicuramente devo tornarci sia per vedere i panorami scomparsi, sia per completare degnamente il giro con il single track verso Cercivento anzichè rientrare sulla veloce strada statale.
Non è che durante le ferie non abbia pedalato, è che non avevo proprio voglia di scrivere
Dunque, partiamo con questo bellissimo giro.
Monte Forat
Domenica mattina, io e Miran siamo partiti con in testa un'idea meravigliosa alla Cesare Ragazzi.
Parcheggiata
l'auto a Resiutta ci siamo avviati lungo la ciclabile fino a
Chiusaforte e da lì ci siamo immessi in val Raccolana pedalando fino a
Sella Nevea. Nonostante l'insistenza dell'ammiraglio per proseguire in
bici, abbiamo preso la cabinovia e siamo saliti fino al Gilberti.
Da qui abbiamo intrapreso la salita a sella Bila Pec, seguita da una lunga e poco pedalabile traversata sul sentiero CAI 632. Appunto, poco pedalabile, e nei rari
punti in cui non era la fatica a togliermi il fiato, erano i panorami a
farlo.
Un tratto del 632
Interessanti i vari incontri fatti con i montanari della
domenica che passeggiavano nel tratto Gilberti-Sella Grubia, alcuni
dialoghi:
"Ragazzi ma dove andate? Non ho parole" e io, senza fiato "Nemmeno io puff pant puff pant..."
oppure il vecchio menagramo "Andate a rompervi le gambe" (grattatina...)
A Forchia Terrarossa
Dopo
Sella Grubia, percorrendo l'ultima ascesa di giornata sul picco di
Grubia, ci ha raggiunti e sorpassati un altro biker (allora non siamo
gli unici pazzi ) che più avanti ci ha aspettato e fatto compagnia.
Dopo
forcella di Terrarossa inizia la discesa, un bel tratto in cui si
perdono velocemente alcune centinaia di metri di quota... purtroppo il
divertimento finisce presto e si intraprende un traverso decisamente
pericoloso, sono circa 3 km fino a sella Buia molto esposti con numerosi
restringimenti e una frana... sinceramente non consiglio a nessuno di
passarci in bici, nè tantomeno ci tornerei io.
La fatica finisce in vista del ricovero Igor Crasso.
Qui il biker pazzo che ci aveva atteso ci accompagna lungo il 643 (era terza volta che lo faccio in meno di 3 settimane)
Che
dire... è un piacere seguirlo, non è uno che corre ma fa tutti i
passaggi bene, stargli dietro permette di indovinare le traiettorie e
mette voglia di far bene. Senza nemmeno accorgermi passo anche quasi
tutti i tratti scalinati e arriviamo alla fine del sentiero. Breve
disgressione in mezzo al bosco per l'ultimo tratto e poi meritata birra a
Stolvizza, con replica a Resiutta.
Tirando le somme... tanta
fatica e tanta voglia di tornare da quelle parti.
L'idea era quella di fare il giro del Pusti Gost in val Resia, giro diventato ormai un classico in zona.
Come al solito però i 1200 metri di ascesa complessiva previsti mi sembravano un po' scarsi (anche se alla fine son risultati comunque faticosi).
Dunque prendo la cartina e guardo cosa c'è in zona. La discesa prevista si svolge completamente sul CAI 643 e inizia a quota 1500 circa. A veder bene, circa 200 metri più sopra c'e' Sella Buia e il ricovero Igor Crasso.
Cerco velocemente informazioni in rete e non trovo nessuna documentazione di giri in mtb arrivati fin lassù se non sul blog del solito Monoman. Poco male, ormai avevo deciso di salire, a costo di farmi salita e discesa a piedi.
E sono stato premiato alla fine, perchè se non avessi deciso di percorrere quei 200 metri supplementari ora so che mi sarei perso un bel pezzo di panorama, sia verso sud e la val Resia, ma soprattutto verso nord, la val Raccolana e il Montasio.
Cappella a sella Sagata
Dunque, il giro è praticamente un classico: l'ascesa vera inizia a Prato di Resia, da dove si prende la forestale che porta fino Sella Sagata.
Da qui inizia la lenta salita in direzione est, sempre su strada dal fondo ottimo, che permette di superare con agilità le pendenze comunque impegnative.
Sentiero 632
Giunti a quota 1230, in corrispondenza di uno stavolo, si abbandona la strada per proseguire sul sentiero 632 che entra nel bosco: da qui pian piano le pendenze aumentano fino a costringere a scendere dai pedali e a spingere la bici.
Prima di giungere al famoso bivio a quota 1500 però bisogna superare circa 100 metri di dislivello in cui il sentiero è un po' accindentato dove si deve quindi caricar la bici in spalla.
Dal bivio dove ha inizio il 643, se non si vuole iniziare subito a scendere, si può proseguire fino al bivacco Crasso in due modi, prendendo la direttissima sul sentiero 632 oppure prendere un sentiero a sinistra che aggira il cima sovrastante.
Sella Buia e il sentiero 632 verso il Canin
Io ho optato per la seconda, perchè era mia intenzione scendere proprio di lì e non sapendo in che condizioni fosse la cosa migliore era farlo in salita per vederlo.
In effetti si tratta di un sentiero in ottime condizioni, largo che presenta solo 2 piccoli punti un po' pericolosi da affrontare con prudenza, per il resto non presenta difficoltà tecniche di rilievo.
In una ventina di minuti si giunge al Crasso.
Da lì volendo è possibile proseguire fino alla sella vera e propria in altri 5 minuti, ma si può considerare conclusa la salita.
La discesa, che fino al bivio di quota 1500 ripercorre la strada della salita, la considero spettacolare. Trascurando alcuni brevissimi tratti pietrosi un po' da trial, è tutta ciclabile e senza difficoltà rilevanti, permette di divertirsi alla grande.
L'idea di un giro dalle parti di Moggio mi era venuta guardando qualche video in rete.
Spulciate le varie informazioni decido per il giro del Cjasut dal Scior, sul monte Vualt, a cavallo tra la val Aupa e la val Alba.
Il sentiero verso Virgulinis
Decido per una partenza da Dordolla, che sarà anche poi l'arrivo del sentiero della discesa.
Dopo uno slalom tra le casette, si percorre una traccia nel bosco in direzione di Virgulinis.
L'ospedale militare
Raggiunto questo piccolo borgo ci si immette su una strada asfaltata che renderà molto più comoda una buona parte della salita. Si prosegue fino ad incotnrare la strada che sale da Pradis e si seguono le indicazioni per la val Alba. A questo punto le pendenze si fanno impegnative, ma il fondo asfaltato e l'ombra del bosco facilitano un po' la salita.
Si prosegue così praticamente fino a quota 1310 dove si incontrano i resti di un vecchio ospedale militare.
Da qui in poi si proseguirà sul sentiero 425 prima e 422 poi e si affrontano circa 400 metri di dislivello con ben pochi tratti pedalabili. La fatica viene però ripagata dal panorama che all'improvviso si apre quando si giunge al Cjasut dal Scior. Verso est si ammira il gruppo dello Zuc dal Bor, mentre a ovest la Grauzaria domina lo scenario.
Panorama Est-Ovest
Qui ha inizio la discesa, sempre sul sentiero 422. La parte alta
presenta alcuni tratti esposti e a volte anche leggermente pericolosi,
ma verso quota 1400 si rientra nel bosco, dove il sentiero presenta un
ottimo fondo ed è possibile lasciare andare i freni. A parte una
brevissima risalita e due attraversamenti di torrenti, si arriva in
brevissimo tempo e senza nessuna interruzione fino in paese dove si può
sfrecciare tra le vie strette caratteristiche di Dordolla.
Tutto sommato un bel giro, tranquillo e senza particolari necessità tecniche.
Dopo la pietraia del gruppo del Krn della settimana scorsa mi ci voleva proprio una bella discesa scorrevole e poco impegnativa.