lunedì 2 luglio 2012

Razor - Dobrenjščica

Una gran bella giornata di montagna quella di venerdì scorso.
Dopo un paio d'anni di esitazioni, vado si-no-non so, ma forse è pericosolo, eccetera, mi sono deciso. Era ora di andare a vedere la mulattiera di planina Dobrenjšcica.

Parto da Tolmin e salgo fino a planina Razor lungo la strada più facile, passando per planina Kuk.
Fin qui nulla di nuovo, anche se certi panorami non stancano mai.
Dopo una breve sosta al rifugio si inizia la traversata sul sentiero.

La prima parte nel Bosco, fino alla sella di Kal, la seconda parte invece lungo un sentiero letteralmente scavato sul fianco della montagna.


Quasi sempre pedalabile e comunque mai pericoloso, presenta solo un paio di tratti di pochi metri dove è necessaria un po' di prudenza.

Dopo circa 3 km di sali scendi il sentiero inizia a scendere decisamente verso casera Dobrenjšcica.

Da qui ha inizio la parte più difficile della discesa perchè il fondo spesso scavato costringe in alcuni punti a scendere dalla bici.
Si tratta di altri 3 km in cui si perdono 600 metri di quota, il chè la dice lunga sulle pendenze.
Giunti alla sorgente della Tolminka il sentiero ha termine e si procede su una rotabile dal fondo decisamente smosso per alcuni tornanti, poi, da planina Polog in avanti, su fondo molto buono.

Riassumendo: 48km per circa 1600 metri di ascesa complessiva, giro molto impegnativo sia fisicamente che tecnicamente. Sicuramente uno dei più belli che ho potuto fare fin'ora.


lunedì 25 giugno 2012

Možic

Il sentiero in salita
Una bella gita, immersa in splendidi boschi nella parte bassa e ricca di panorami alle quote più alte.
Il Možic è una vetta di 1602 metri s.l.m. situata nella parte più orientale della catena montuosa che delimita a sud il lago di Bohinj.

Bivio a 1200m slm
Il giro che ho percorso è partito dal paesino di Podbordo a quota 520 metri s.l.m e per la prima parte della salita, fino a circa 1200 si snoda quasi interamente su un bellissimo sentiero nel bosco dal fondo compatto e sempre pedalabile, sia pur a volte dalle pendenze un po' impegnative.

Raggiunto il bivio a quota 1200 appunto, si abbandona il sentiero principale per salire con alcuni traversi sul versante leggermente esposto, dove comunque la larghezza del sentiero non dà nessuna preoccupazione.
Man mano che si aumenta di quota la vegetazione dirata e i panorami si aprono sempre più fino ad arrivare all'ultimo traverso che da sud porta verso nord, dove alla nostra sinistra potremo ammirare le cime più lontane.


Traverso finale
Anche qui il fondo è quasi sempre buono. Una gamba allenata potrebbe farsi tranquillamente tutta la salita in sella. Io purtroppo ho dovuto arrendermi alla forma fisica scarsa, e anche per evitare di arrivare alla fine stremato, ho preferito farmi alcuni tratti passeggiando con calma.

La cima
 In poche pedalate comunque si passa sotto le cime sovrastanti gli impianti sciistici della Soriška Planina fino a intravedere in lontananza la piccola torretta metallica caratteristica della cima del Možic.

L'aria che si respira in questi luoghi è quella che si sente sempre in tutte le zone caratteristiche del fronte della grande guerra e fa pensare a quanto duro deve essere stato quel conflitto a queste quote.




Dopo qualche scatto di rito in vetta, dalla quale si può ammirare il lago di Bohinj, e, più in lontananza, tutto il gruppo del Trgilav in tutta la sua maestosità, si inizia la discesa. Dapprima verso Vrh Bače, poi verso Bača pri Podbrdu, per poi tuffarsi definitivamente verso il punto di partenza, dove sorseggiare una buona Lasko per reintegrare i liquidi persi.

La discesa si svolge per gran parte su sentiero dal fondo buono e, a parte un piccolo tratto di tornantini ripidi ed esposti dopo Vrh Bače, non presenta mai difficiotà di rilievo.
Degno do nota il tratto finale, dopo la chiesetta di Sv. Lenart ad un certo punto il sentiero entra in un piccolo canalone dove si possono mollare definitivamente i freni ed affrontare anche qualche bella curva in appoggo.

martedì 19 giugno 2012

Matajur e discesa sul sentiero 736

Rieccomi al terzo appuntamento di fila nei dintorni della valle dell'Isonzo.
Sia il monte, sia il sentiero non hanno bisogno di presentazioni essendo stati recensiti diverse volte in rete.

Nei dintorni di Avsa
Decido di affrontare la salita partendo da Cepletischis e puntando poi al sul versante sloveno, passando per Likev e poi per Avsa.
I dintorni di quest'ultimo paesetto sono molto piacevoli, si ha la sensazione di passare attraverso una comunità montana che cura molto il luogo in cui vive.
Curiosi

La mia idea era dunque quella di scendere lungo il sentiero 736, possibilmente partendo dalla vetta, ma mi ero posto alcune alternative in caso, vista la condizione fisica al limite.



L'inizio del sentiero
La prima tappa con possibilità di inizio discesa è a quota 1300 circa, al famoso cancello verde dove si rientra in Italia. Nonostante la stanchezza decido di proseguire in salita sulla vecchia mulattiera in pietra fino a quota 1400, dove si abbandona la stradina in favore del sentiero che punta la vetta del Matajur. Purtroppo da qui in poi dovrò caricarmi definitivamente la bici in spalla per proseguire.

La seconda tappa arriva al punto in cui il sentiero sloveno si ricongiunge al CAI 736 nei pressi del monte Glava, a quota 1510.
Mi sento decisamente stanco, ma pensando che, in fin dei conti mancano solo 130 metri di dislivello per la vetta, decido di proseguire, purtroppo sempre con la bici sulle spalle.

Panorama sulla pianura dalla vetta
Dopo 2 ore e mezza di sofferenza alla fine raggiungo l'agognata vetta, dove una pausa ristoratrice e il panorama a 360° mi fanno recuperare le energie per la discesa.

Che dire della discesa? In questa direzione il sentiero è quasi sempre ciclabile, se si esclude un tratto a quota 1600 obbligatorio "bici in spalla" in mezzo alle pietre, e un paio di gradoni da trial nella parte conclusiva nei pressi di Cepletischis (Off limits per la mia tecnica di guida, ma sicuramente c'è chi li fa in sella).
Il 736 è un mix di pezzi veloci, pietrosi rock'n'roll, erba, ripidi, curve, il tutto per oltre 7km e quasi 1100 metri di dislivello, proprio quello che ci vuole per far divertire i biker di medio livello come me.

sabato 12 maggio 2012

Kolovrat II

Se forse non s'era ancora capito: ho una particolare predilezione per la zona nei dintorni di Tolmino e Caporetto.
D'altronde, visti i panorami, non vedo come possa essere diversamenta.

Per questa gita sono salito nuovamente sulla cresta del Kolovrat, stavolta però partendo dal versante italiano, in particolare dalla frazione di Clodig e raggiungendo poi la vetta più alta, il Kuk.


La salita, è sempre regolare e per quasi tutta la prima parte è immersa in un fresco bosco. A tratti permette anche di riposare la gamba e, già nei dintorni di Drenchia, fa godere di splendidi scorci panoramici.
Una volta raggiunta la strada panoramica ho scelto di attraversare subito il confine e continuare verso il Kuk pedalando sul versante sloveno.
Molto suggestiva è la zona del museo all'aperto della grande guerra, dove antiche trincee e resti di fortificazioni sono valorizzati in ricordo del conflitto.
La strada panoramica offre sempre il meglio di sè verso Nord.

L'ultimo tratto di salita verso la vetta del Kuk si percorre su strada sterrata e a tratti cementata dalla pendenza impegnativa, che stavolta, visto los tato di forma non proprio eccelso, devo affrontare a piedi.



Dopo una breve sosta per riposarmi e per godere la vista a 360 gradi, indosso le protezioni e inizio la discesa.

Poco più in basso imbocco uno splendo sentiero che tra tratti veloci, altri un po' tecnici ma senza eccessive difficoltà, mi porta fino a Topolò.
Da qui, passando tra sentieri, asfaltate, sterrate, centri di piccole frazioni, con molto divertimento e, purtroppo, in poco tempo si ritorna al punto di partenza.

Tutto sommato una bella gita, anche questa da mettere tra i posti dove tornerei volentieri.

giovedì 3 maggio 2012

Kolovrat

Devo dire che dall'ultimo post, così come dall'ultimo giro in montagna, ne è passata di acqua sotto i ponti e molto cose nel frattempo sono cambiate.
Comunque, dopo tutto questo tempo, e con una forma fisica che mi rende difficile superare i 1000 metri di ascesa, finalmente riesco a tornare in una delle aree che più mi piacciono, ovvero la zona tra Tolmino e Caporetto.

Indeciso fino all'ultimo du dove andare, in pratica decido per questo giro al momento di caricare la bici in auto.
La salita, interamente asfaltata e gradevole, inizia dal paesino di Volce, subito fuori Tolmino. Sono 8 chilometri con pendenza quasi sempre costante che permette di arrivare abbastanza rapidamente all'incrocio con la strada del passo Solarie che arriva da Kambresko e porta a Livek.
Durante questa parte della salita, già al secondo tornante ci si deve fermare ad ammirare uno spettacolare panorama sulla piana di Tolmino.

Al bivio, mi sono diretto verso la strada sud del Kolovrat, sul versante Italiano. Da qui, pedalando sempre in leggera salita su asfalto un po' invecchiato, si gode sempre di una bellissima vista di tutta la zona sottostante.

La mia ascesa ha avuto termina raggiunto il ricovero Zanuso (quota 1100 circa) dove mi sono rifocillato.

A questo punto con un breve tratto sull'erba ho raggiunto la strada sul versante sloveno (anche qui il panorama era micidiale, nonostante le nubi, l'aria era tersa e permetteva di vedere anche le cime più distanti).

Ho percorso la strada a ritroso per un paio di km fino all'imbocco della discesa che inizia in corrispondenza din un parcheggio.

A parte una breve risalita su sterrata, la discesa appunto si svolge quasi interamente su single track. Inizialmente ripido con pietre, tipica mulattiera di guerra, poi spesso scorrevole.
Purtroppo in molte occasioni bisogna scendere dalla bici a causa di un paio di piccole frane dove occoreun po' di prudenza, e per i molti tronchi caduti.
Alla fine, per gli ultimi 100-150 metri di dislivello, il single track sbuca su una vecchia forestale scassata dove si possono mollare i freni e concedersi qualche saltino.

Tutto sommato un bel giro con panorami molto gradevoli, con circa 900 metri di ascesa su facile asfalto e discesa nel bosco comunque poco impegnativa tecnicamente.

Galleria fotografica:

lunedì 5 dicembre 2011

Panoramica delle vette

Dopo pensamenti e ripensamenti, giovedì scorso ho deciso di prendemi una giornata di ferie per godermi l'ultimo sole prima dell'arrivo dell'inverno.
Avevo voglia di fare la discesa sul sentiero 154, da monte Tenchia fino a Cercivento. Avevo anche voglia però di un bel giro lungo.
Decido di partire alle 8 da Cercivento. Prima salitella fino a Ravascletto poi in leggera discesa verso Tualis. Breve parentesi: qui si respira ancora aria di "delusione" per il recente Giro d'Italia che (non) è passato di qua. Sulle case ci sono ancora gli striscioni appesi con le proteste verso chi ha deciso che quel giorno la tappa doveva essere accorciata.

Panorama da uno degli ultimi tornanti
Da Tualis inizia la lunga salita asfaltata che mi porta fino allo scollinamento sotto il monte Crostis. Man mano che guadagno quota e la vegetazione si dirada si aprono sempre più vasti panorami e spesso mi fermo ad ammirare le cime lontane (e a prendere un po' fiato).

Giunto a quota 1980 l'asfalto termina dopo una leggera discesa ed ha inizio la traversata denominata "Panoramica delle vette" che prosegue su sterrato ben compatto fino al monte Valsecca.
Difficile trovare parole per descrivere i luoghi, se non ci siete ancora stati mettete in programma una gita da quelle parti per la prossima estate.

Sentiero 152
Arrivato alla fine dello sterrato, dove inizia la discesa asfaltata per Ravascletto, si imbocca il sentiero 152 che aggira il monte Valsecca e dopo un po' di discesa inizia a risalire dolcemente su fondo quasi sempre pedalabile.
Il discorso cambia poi quando al bivio successivo procedo sul 154. Vuoi per la pendenza e i massi sconnessi, vuoi per la stanchezza accumulata, mi sono trovato a dover spingere la bici per una ventina di minuti abbondanti.

Laghetti dello Zoufplan
La fatica ha però termine quando, superata la quota massima del giro, circa 2010 metri s.l.m. si giunge sopra la conca dei laghetti dello Zoufplan, dove, in questo particolare periodo dell'anno, ci si trova davanti un paesaggio quasi lunare.

Il 154 nei pressi di Pian delle Streghe
Da qui si percorre un breve tratto di strada sterrata in buono stato di manutenzione e giunti circa a quota 1800 metri, in corrispondenza del tornante del monte Tenchia, si imbocca il single track dove prosegue il sentiero 154 che scende fino a Cercivento.

Non mi dilungo nella descrizione, che potete trovare (QUI), oppure potete vederne il video (QUI), dico solo che l'ho trovata molto gradevole con la mia StumpJumper FSR 29: mai troppo tecnica se non in alcuni brevi tratti un po' troppo pietrosi, e comunque non diventa mai troppo veloce a causa dell'elevata pendenza. Sicuramente una discesa da riprovare quando sarà possibile.

Alla fine, il bilancio della giornata è stato di 46km con 1920 metri di ascesa totale: una sfaticata dalle innumerevoli soddisfazioni.

martedì 22 novembre 2011

Monte Guarda: Autumn Raphsody

Perdonatemi il titolo del post, esplicitamente preso in prestito dal video di un "noto" biker sloveno, ma mi sembra proprio il modo più adatto per descrivere con due parole un giro come questo e in un particolare periodo dell'anno.
Lo Skutnik, o Monte Guarda in italiano, è uno di quei posti dove mi sono sempre ripromesso di andarci sin da quando ho visto le prime foto in rete, quando ancora non "facevo la vera montain baik", e anzi, non concepivo nemmeno l'idea di andare in un luogo del genere in bici. Poi un paio d'anni fà comparse in rete appunto il famoso video sloveno... ormai non ce n'era per nessuno, a costo di farmelo a piedi per il 90% del tempo, ma dovevo andarci prima o poi.
Fatto sta che ieri le congiunzioni astrali, meteorologiche e lavorative mi hanno permesso finalmente di essere lì con una giornata perfetta.
L'idea era quella di fare il giro "lungo" ovvero partenza e arrivo da Osseacco, con la traversata della cresta sul sentiero 731 dalla cima dello Skutnik fino al bivio col sentiero 734 e lungo quest'ultimo ridiscendere a valle.
L'alba verso il Canin
Vista la stagione decido di partire all'alba per avere un paio di ore di luce di margine al pomeriggio. Sono in sella alle 8.00, la val Resia mi saluta con una brina da favola e un clima decisamente freddo che mi accompagnerà praticamente per tutta la salita fino allo scollinamento, dove vedrò finalmente il sole e l'inversione termica mi allevierà le sofferenze.
La prima parte della salita è tranquilla con un paio di saliscendi, poi passato Coritis pian piano la pendenza aumenta, fino alle rampe cementate che arrivano a casera Coot. Da lì so già che mi aspetta più o meno un'ora a piedi sul sentiero della salita, quindi mi armo di tanta pazienza e piano piano salgo lungo il sentiero scorgendo tratti sempre più vasti della cresta che da li a poco andrò a percorrere.
Valle dell'Isonzo
Gli ultimi tornantini sono sempre più ripidi e scalinati e costringono a farli con la bici in spalla, poi all'improvviso scolline e non riesco a trattenere lo stupore nello scorgere il panorama che si apre verso sud, praticamente mi dimentico tutta la fatica fatta per arrivare fin lì e con ritrovate energie salgo le ultime rampe verso la cima situata una trentina di metri più in alto.
Una lunga sosta rifocillante a base di barrette, panino, fotografie mi permettono di recuperare un bel pò di energie, e non prima di aver firmato il libro di vetta inizio la traversata.
La cresta
Si... la traversata... non la si può considerare certo una passeggiata. Dal punto di vista tecnico, a parte qualche raro gradino, non ha nulla di impegnativo, però ci sono alcune cose a cui bisogna stare attenti. La prima parte si fa su un sentiero un po' stretto ed esposto a sud dove è necessaria un po' di prudenza. Vi sono poi alcune risalite piuttosto fastidiose e ripide che, almeno per quel che mi riguarda, costringono a scendere un paio di volte e spingere la bici, tanto che in alcuni momenti mi viene quasi da pensare "chi me l'ha fatto fare".
"Autumn Rhapsody"

Per fortuna dopo qualche km iniza la parte più gradevole: si entra nel bosco in un bel sentiero da favola e la maggior parte si percorre in discesa, incrociando i due bivii con i sentieri 732 e 738 che scendono a valle. Vi è poi l'ultima risalita, quella un po' più impegnativa, che aggira la vetta del monte Stregone: sono circa 200 metri che con le gambe affaticate da altri 1600 metri già "scalati" sembrano non finire mai...
Superata quest'ultima difficoltà finalmente arrivo al bivio col sentiero 734, mentre saluto il 731 che scende a Sella Carnizza
Dopo un tratto di traverso in leggero falsopiano inizia la discesa vera e propria che scorre quasi completamente in un bosco. La prima parte, interamente a zig zag, sarebbe facile ma si tratta di un sentiero abbastanza esposto su un versante ripido dove una distrazione potrebbe portare a conseguenza disastrose. Lo affronto con cautela senza perdere la concentrazione: i tornantini sarebbero perfetti per gli amanti del nose-press, io preferisco farli normalmente, oppure dove non ci riesco scendo e giro la bici a mano...
La discesa però cambia decisamente dopo stavoli Provalo: si rimane sempre nel bosco, con un bel letto di foglie, ma il percorso è di gran lunga più divertente e alterna tratti veloci ad alcuni più lenti e tecnici... senza nemmeno accorgermente arrivo alla sterrata che porta in paese, mollo i freni e sfreccio in mezzo alle case con sul viso dipinto il tipico sorrisino da ebete che ho quando ho appena finito un bel giro!
Alla fine il gps ha segnato 31 km con 1944 metri di ascesa per 6 ore abbondanti (soste comprese)
Non c'è molto da dire se non tanta fatica giustamente ripagata dalle bellezze dei paesaggi.